Il cardo mariano

Silybummarianum L. Gaertner, famiglia delle Compositae o Asteraceae.  L’utilità di Cardo mariano per la salute dell’uomo era già nota sin dall’immediato dopo Cristo: Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) ne descriveva gli utilizzi e consigliava di mescolare il succo con il miele per promuovere i flussi biliari; anche Santa Ildegarda von Bingen, medico erborista medioevale, aveva riscontrato attività che potevano essere utili alla funzione epatica e che descriveva nel suo manoscritto “Physica”.

Cardo mariano

 

 

La storia riporta quindi continuativamente e fino ai giorni nostri conferme degli effetti epatotropi di Cardo mariano. Tuttavia curiosamente in alcuni erbari del XV-XVI secolo si descrive Cardo mariano addirittura come rimedio utile per combattere la pestilenza! Questa singolare attribuzione deriva dalla leggenda che narra la disperazione del re Carlo Magno afflitto dalle difficoltà create da una epidemia di peste che stava falcidiando il suo esercito. L’imperatore, in ginocchio, richiese allora l’aiuto di Dio che sensibile alle preghiere rivolte, gli inviò in sogno un suo angelo che suggerì di scoccare al più presto, una freccia in cielo e di osservarne la traiettoria: se il dardo fosse caduto sopra una pianta, sarebbe stata questa il rimedio giusto da usare contro l’epidemia. E così accadde e la pianta colpita fu proprio Cardo mariano che da quel momento acquisì impropriamente, anche effetti antipestilenziali. Fra gli usi tradizionali sono compresi anche quelli di interesse in campo alimentare; infatti le foglie tenere e giovani di Cardo mariano vengono consigliate in insalata oppure lessate come surrogato degli spinaci; allo stesso modo i fusti teneri e freschi, appena bolliti per togliere l’amaro, vanno conditi per poter essere apprezzati con i cavoli; i ricettacoli fiorali avevano un ruolo “alimentare” che ricordava nel sapore e nel modo di cottura, quello dei carciofi.

Cardo marianoCardo mariano (Silybum marianum L.) è una specie appartenente alla famiglia delle Compositae o Asteraceae ; si sviluppa spontaneamente nell’areale del Mediterraneo ed è naturalizzata in molte altre zone, quali l’Europa Centrale (in Germania è una specie protetta) , il Nord e Sud America, l’Asia Centrale e Orientale, L’Australia Orientale e Meridionale. Si tratta di una specie annuale o più spesso biennale (in questo caso, nel primo anno sviluppa solo una rosetta di foglie basali) che raggiunge l’altezza di 50-150 cm; produce una grossa radice di colore biancastro e di forma affusolata; il fusto è eretto, cilindrico, poco ramificato e in genere glabro (cioè privo di peluria) a volte leggermente pubescente-ragnateloso. Le foglie sono grandi, di colore verde scuro, lucide, con margine dentato e diviso in lobi spinosi e superficie chiazzata di bianco lungo le nervature. La leggenda vuole che le macchie bianche che caratterizzano l’aspetto delle foglie di Cardo mariano, siano state provocate dalle gocce di latte cadute dal seno della Vergine Maria mentre allattava Gesù bambino durante la fuga dalle persecuzioni di Erode. Da allora Cardo mariano (mariano perché riferita a Maria) è spesso raffigurata accanto alla Madonna ed è considerata beneficiaria della sua protezione. La parte medicinale di questa pianta (la droga), è costituita dai suoi frutti maturi; si tratta di acheni di piccola dimensione, lunghi circa 6-7 millimetri e larghi 3; sono di forma ovoidale con un colore variabile dal nero al marrone chiaro e con una cuticola lucida-marmorizzata; ogni frutto porta ad un vertice un piumino caratteristico (il pappo) e che lo rende simile a un minuscolo pennello da barba. Per le preparazioni farmaceutiche si utilizza la polvere, che ha un gradevole profumo simile a quello del cacao, e che si ottiene dai frutti privati del pappo e macinati subito dopo il raccolto.

La non sempre riconosciuta efficacia di Cardo mariano nei confronti delle patologie del fegato è diventata una conferma certa dopo la scoperta dei suoi costituenti chimici principali. I frutti contengono dal 15 al 30 % di lipidi prevalentemente polinsaturi e circa il 20-30% di proteine, ma i costituenti attivi, dal punto di vista dell’attività farmacologica, sono rappresentati dalla silimarina che è rilevata per il 1,5-3% della droga. Silimarina non è una singola sostanza, in realtà si tratta di una miscela di molecole distinte, i flavolignani, che vengono chiamati così perché derivano dalla condensazione di un alcool coniferilico (un lignano appunto), con un flavonolo (taxifolina). I costituenti di questa miscela sono: silibina, silicristina e silidianina in rapporto 3:1:1. ma il fitocomplesso è anche arricchito dalla presenza, seppur in misura minore, di isomeri come isosilibina, isosilicristina e silandrina. Altri costituenti sono fitosteroli (beta-sitosterolo), zuccheri semplici e complessi, vari flavonoidi, tiramina, un olio essenziale, saponine, vitamine C, E, K, alcaloidi e istamina. La difficoltà di separazione tra i vari isomeri ha portato a considerare la silimarina come un’entità chimica unitaria per cui le azioni farmacologiche rilevate vengono così riferite all’intera miscela. Le attività biologiche di Cardo mariano, hanno affrontato, nel corso dei secoli, vari disordini epatici e oggi viene giustamente considerata una pianta dotata di azione epatoprotettiva e rigenerante l’epatocita (cioè la cellula del fegato). Fra i meccanismi farmacologici dimostrati spicca l’attività antiepatotossica; gli estratti di Cardo mariano sono infatti in grado di contrastare il danno indotto da diverse sostanze chimiche come il tetracloruro di carbonio, l’alcool, il paracetamolo, vari composti tossici e molti farmaci.

Cardo marianoI flavolignani di Sylibum marianum sono infatti in grado di proteggere la membrana delle cellule epatiche e conseguentemente di ridurre la capacità di ingresso da parte di numerose molecole nocive. Quest’attività è risultata utile anche in caso di avvelenamento da Amanitaphalloides fungo mortale perché fornitore dell’alcaloide falloidina responsabile di danni funzionali e tissutali che causano un’insufficienza epatica grave; l’intossicazione è fatale nel 70-80% dei casi riscontrati e per esserlo è sufficiente l’assunzione di una sola metà del cappello del fungo; in caso di ingestione accidentale, le proprietà della silimarina potrebbero rivestire un ruolo determinante nella protezione contro il danno al fegato poiché il composto è in grado attuare un meccanismo di blocco di quei recettori che sono coinvolti proprio nel trasporto dell’alcaloide velenoso all’interno dell’epatocita.

Va evidenziato che oltre a quanto descritto, gli effetti epatotropi di Cardo mariano vengono completati dall’azione rigenerante nei confronti dei tessuti offesi dall’insulto tossico; infatti la silimarina ha la capacità di stimolare la sintesi proteica nel fegato: come un effettore steroideo naturale attiva l’RNA polimerasi e la trascrizione di RNA ribosomiale con il risultato di favorire la rigenerazione epatica, promuovendo così la sintesi di nuove proteine strutturali che possano andare a sostituire quelle danneggiate dalle epatotossine. Cardo mariano vanta inoltre importanti proprietà antiossidanti che consentono di neutralizzare varie specie radicaliche trasformandole in strutture chimiche più stabili e non più in grado di danneggiare i tessuti. L’azione antiossidante è risultata efficace anche in casi di intossicazione epatica indotta dall’assunzione di alcol etanolo e di paracetamolo responsabili dell’impoverimento delle scorte di glutatione nel fegato (il glutatione svolge un ruolo molto importante nei processi di detossificazione); i componenti della pianta sono in grado di stabilizzare i valori di glutatione non solo nel fegato ma anche in altri organi come stomaco ed intestino.

Le reazioni ossidative sono alla base di diverse epatopatie, compreso infiammazioni, processi degenerativi, necrosi, fibrosi, carcinogenesi e intossicazioni da xenobiotici. Molti studi hanno mostrato l’utilità di Sylibum marianum in caso di cirrosi alcolica (la cirrosi è una malattia del fegato che può essere provocata da varie cause fra cui l’assunzione smodata di alcol). La somministrazione di silimarina, accanto ad una buona tollerabilità, ha migliorato gli indici di funzionalità epatica, riducendo i valori degli enzimi (AST, ALT, GGT e bilirubina) risultanti alterati in pazienti con patologia epatica indotta dall’assunzione di vari tossici. Quando un danno epatico è indotto dall’esposizione cronica all’alcol o ad altre sostanze tossiche, si può verificare un processo di accumulo di tessuto cicatriziale che può modificare nel tempo la struttura e la funzionalità del fegato; è una reazione di risposta agli stimoli lesivi che viene svolta dalle cellule stellate del fegato che in questi casi si moltiplicano e si trasformano in cellule (miofibroblasti) capaci di produrre e depositare fibre di collagene il cui accumulo determina il fenomeno sopra descritto e definito di fibrosi epatica. Cardo mariano ha dimostrato di ridurre l’eccessiva proliferazione delle cellule stellate e la loro trasformazione in miofibroblasti.

Accanto agli importanti effetti sul fegato, va descritta anche la tradizionale proprietà della pianta di incrementare la montata lattea, attività peraltro confermata da uno studio che ne evidenzia al contempo la buona tollerabilità (Carotenuto, Di Pierro 2005). Grazie alle proprietà antiossidanti, antinfiammatorie, anticirrotiche, Cardo mariano può essere indicata in caso di insufficienze epatiche di varia origine, nel trattamento di supporto delle epatiti acute e croniche e delle intossicazioni alimentari o indotte da alcol, farmaci e tossine. Le preparazioni farmaceutiche più accreditate sono gli estratti secchi standardizzati e titolati contenenti il 70-80% di flavolignani della silimarina che vanno assunti alla dose giornaliera di 420 mg, tale dose può essere dimezzata nel trattamento preventivo.

Biblio:
Natural 1 aprile 2010 p.76
Book of abstracts XIV congresso sifit pesaro p.30
L’erborista aprile 2015 p.22
Aggiornamenti di medicina integrata 2° semestre 2006
Fitoterapia razionale Schultz R
Il potere delle piante medicinali Murray
Aboca guida ai più noti fitoterapici vol1

Danilo Carloni
Farmacista
Laureato in Scienze e Tecniche Erboristiche
Master in Fitoterapia
Membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Fitoterapia
Docente nel Master di Fitoterapia Università degli Studi di Siena
Docente per la SMB Italia Scuola Superiore di Omeopatia